Ridere fa bene, ma perché lo facciamo? La scienza ha una risposta piuttosto interessante: secondo la teoria dell’incongruenza, il cervello ride quando percepisce uno scarto tra ciò che si aspetta e ciò che invece accade. In pratica, il nostro cervello costruisce previsioni continue sulla realtà, e quando queste vengono disattese in modo non minaccioso… scatta la risata. Non siamo soli in questo: anche i ratti e gli scimpanzé producono suoni simili alla risata durante il gioco, segno che il meccanismo è molto più antico di quanto pensiamo. Gli antichi Romani, per esempio, erano maestri dell’ironia pungente: si rideva di politici corrotti, di mariti traditi e di avari grotteschi — esattamente come oggi, con qualche toga in meno.
La barzelletta
Gigi incontra un amico per strada e, dopo una chiacchierata, lo invita a casa per un caffè. L’amico accetta e lo segue.
Una volta dentro, Gigi comincia il tour della casa:
– Dai, vieni, guarda: qui c’è il salotto, qui il bagno, qui la camera da letto…
Aprendo la porta della camera, trova sua moglie a letto.
– Oh, cara, scusa! Non sapevo fossi qui… come mai a casa a quest’ora?
– Eh, poi ti spiego… ora lasciami riposare.
– Va bene, scusa!
Gigi riprende il giro con l’amico:
– Qui c’è il bagno… qui c’è l’armadio…
Apre l’armadio. Dentro c’è un uomo, in mu**de, che lo saluta con tono disinvolto:
– Buongiorno!
– Buongiorno! – risponde Gigi, visibilmente stupito. Ancora più stupito è il suo amico.
Gigi, per togliersi dall’imbarazzo, afferra l’amico per un braccio e lo trascina verso la cucina:
– Andiamo, andiamo in cucina che ci beviamo quel caffè!
– No, aspetta un momento… e quell’uomo che era nell’armadio?
– Ah, lui no. Lui il caffè se lo prende da solo.
Perché fa ridere
Il meccanismo comico di questa barzelletta è un classico esempio di umorismo dell’assurdo applicato a una situazione reale. Lo scenario è fin troppo riconoscibile — il marito tradito, la moglie sorpresa a letto, l’uomo nascosto nell’armadio — ma invece di esplodere nel prevedibile dramma coniugale, la storia compie un ribaltamento geniale: Gigi ignora completamente l’elefante nella stanza (o meglio, nell’armadio) e si preoccupa solo del caffè.
La battuta finale funziona perché rovescia le aspettative su due livelli: il primo è la reazione di Gigi, che appare stranamente calmo davanti a una scena inequivocabile. Il secondo è la risposta finale, che tratta l’amante come se fosse semplicemente un ospite autonomo e autosufficiente. L’ironia sta nell’understatement assoluto: Gigi non nega, non si arrabbia, non piange — semplicemente gestisce la situazione con la stessa logica con cui si offre o non si offre il caffè a qualcuno.
Un piccolo capolavoro di comicità della negazione, in piena tradizione italiana.
