Lo Sharingan di Naruto nasconde un segreto shintoista che cambia il modo di vedere tutta la serie

Naruto è uno dei manga più amati e venduti della storia, con oltre 250 milioni di copie distribuite nel mondo secondo i dati ufficiali di Shueisha. Eppure, dietro i combattimenti spettacolari e le tecniche iconiche degli Uchiha, si nasconde qualcosa che la maggior parte dei fan non ha mai approfondito: Masashi Kishimoto ha costruito l’intero sistema di poteri dello Sharingan attingendo direttamente alla mitologia shintoista giapponese. Una volta che lo si capisce, la serie non è più la stessa.

Izanagi e Izanami: le divinità shintoiste alle origini dello Sharingan

Tutto parte dal Kojiki, il testo sacro più antico del Giappone, scritto nell’VIII secolo d.C., che racconta le origini del mondo secondo la tradizione shintoista. Al centro della storia ci sono Izanagi e Izanami, due divinità primordiali considerate i creatori delle isole giapponesi e di innumerevoli kami. La loro vicenda è tra le più intense dell’intero pantheon: Izanami muore dando alla luce Kagutsuchi, il dio del fuoco, e Izanagi, distrutto dal dolore, decide di scendere a Yomi, il regno dei morti, per riportarla indietro. Quello che trova negli inferi, però, lo spezza: Izanami è irriconoscibile, in decomposizione, e lui è costretto a fuggire.

Tornato nel mondo dei vivi, Izanagi si purifica lavandosi gli occhi e il naso in un fiume. Da questo gesto nascono tre delle divinità più importanti dello shintoismo — e tre delle tecniche più potenti del Mangekyō Sharingan.

Amaterasu, Tsukuyomi e Susanoo: quando la mitologia diventa potere ninja

Dall’occhio sinistro di Izanagi nasce Amaterasu, la dea del sole. Dall’occhio destro nasce Tsukuyomi, il dio della luna. Dal naso nasce Susanoo, il dio delle tempeste. Tre figure divine generate da un atto di purificazione, e tutte e tre trasposte da Kishimoto nell’universo di Naruto con una coerenza simbolica straordinaria.

  • Amaterasu diventa un fuoco nero inestinguibile, la luce più intensa e distruttiva esistente.
  • Tsukuyomi, associato al tempo e alla luna, si trasforma in una tecnica di illusione capace di distorcere la percezione temporale nella mente della vittima.
  • Susanoo, nella mitologia originale, sconfigge il serpente gigante Yamata no Orochi. Non è un caso che Kishimoto abbia costruito Orochimaru come antagonista serpentesco affrontato proprio attraverso questa tecnica.

Izanagi e Izanami nel Mangekyō Sharingan: il significato che cambia tutto

Il livello di profondità raggiunge il suo apice con le tecniche Izanagi e Izanami, entrambe legate al Mangekyō Sharingan e, non a caso, entrambe comportano la perdita permanente della vista nell’occhio che le utilizza — un dettaglio che rispecchia perfettamente la cecità emotiva delle divinità originali.

Kishimoto ha costruito lo Sharingan sulla mitologia shintoista: lo sapevi?
Sì lo sapevo già
No sono sconvolto
Conoscevo il mito non il collegamento

Izanagi permette di riscrivere la realtà, trasformando morte e sconfitta in semplici illusioni. Il parallelo con il mito è diretto: Izanagi scende negli inferi convinto di poter modificare un destino già scritto, rifiutando una realtà che non accetta. Izanami, al contrario, intrappola la vittima in un loop infinito dal quale si può uscire solo accettando la propria condizione. È lo stesso schema del mito: Izanami, prigioniera della morte, è consapevole di ciò che è diventata. Chi vuole spezzare il ciclo deve smettere di fuggire dalla verità e affrontarla.

Questa costruzione narrativa e simbolica rivela quanto Kishimoto abbia studiato in profondità la cultura e la religione shintoista per dare una struttura coerente al mondo di Naruto. Non si tratta di riferimenti casuali o decorativi: la mitologia giapponese è la colonna vertebrale invisibile dell’intero sistema di poteri degli Uchiha. Ogni tecnica ha un significato, ogni nome porta con sé secoli di storia. E ora che lo si sa, ogni volta che si vede uno Sharingan girare, è impossibile non pensare a un dio che si lava gli occhi in un fiume per dimenticare l’orrore degli inferi.

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