Cosa significa cambiare spesso colore di capelli, secondo la psicologia?

Conosci quella persona che settimana scorsa era bionda platino, oggi è castana con riflessi ramati e la prossima settimana probabilmente sarà rosa pastello? Magari sei tu stessa, o magari è quella tua amica che posta sempre foto dal parrucchiere con la didascalia “nuovo me”. Sicuramente conosci qualcuno così, perché diciamocelo: nel 2025 cambiare colore di capelli è più comune che cambiare password di Instagram.

Ma cosa succederebbe se ti dicessi che dietro questa apparente voglia di sperimentare potrebbe nascondersi qualcosa di molto più profondo? Qualcosa che ha a che fare con quella sensazione fastidiosa di non essere mai abbastanza, di essere sempre sul punto di essere “smascherati” come persone che non meritano davvero i propri successi. Benvenuti nel mondo della sindrome dell’impostore, e preparatevi a guardare il vostro parrucchiere con occhi completamente diversi.

Sindrome dell’impostore: quella sensazione di essere un fake totale

Prima di parlare di capelli, facciamo un passo indietro. La sindrome dell’impostore è quel fenomeno psicologico per cui ti senti costantemente una fraud, anche quando hai tutte le prove del contrario. Hai superato quell’esame difficilissimo? È stata solo fortuna. Ti hanno promosso al lavoro? Hanno sbagliato persona. Tutti ti fanno i complimenti per quel progetto? Sicuramente non hanno capito quanto sei scarso davvero.

Secondo gli psicologi che studiano questo fenomeno, le persone con sindrome dell’impostore vivono in uno stato costante di terrore di essere “scoperte”. Non importa quanti successi accumulino, quella vocina nella loro testa continua a ripetere che non sono abbastanza, che prima o poi qualcuno si accorgerà che non meritano di stare dove sono. E qui arriva la parte interessante: questa insicurezza cronica si manifesta in modi che non ti aspetteresti. Uno di questi? Il bisogno ossessivo di cambiare continuamente aspetto.

Quando i capelli diventano una maschera che cambi ogni settimana

Ora, chiariamo subito una cosa importante: non c’è nulla di male nel cambiare colore ai capelli. Se ti diverti a passare dal biondo al rosso, se lo fai perché ti piace sperimentare e basta, perfetto. Questo articolo non è per te. Puoi anche smettere di leggere e tornare a scrollare su TikTok alla ricerca della tua prossima ispirazione per il parrucchiere.

Ma se ogni volta che cambi colore lo fai perché ti senti improvvisamente inadeguata con quello che hai, se passi ore a studiare i commenti su Instagram per capire quale versione di te piace di più agli altri, se senti che la tua identità cambia completamente in base alla tonalità dei tuoi capelli, allora forse vale la pena continuare a leggere.

Gli esperti che studiano la sindrome dell’impostore hanno notato che chi ne soffre tende a monitorare ossessivamente come viene percepito dagli altri. Uno studio fondamentale del 1974 dello psicologo Mark Snyder ha introdotto il concetto di “self-monitoring”: praticamente, alcune persone passano la vita a controllare e modificare la propria immagine in base ai segnali sociali che ricevono.

Tradotto in parole semplici? Se qualcuno ti fa un complimento quando sei bionda, diventi ancora più bionda. Se noti che quel ragazzo ti guardava di più quando eri mora, torni mora. Il tuo aspetto non riflette chi sei tu, ma chi pensi che gli altri vogliano che tu sia.

La dipendenza dai like e dai complimenti

Chi soffre di sindrome dell’impostore ha un bisogno costante e quasi disperato di validazione esterna. È come avere una batteria emotiva che si scarica ogni cinque minuti e può essere ricaricata solo con complimenti, like su Instagram, sguardi di approvazione.

Il problema? Questa ricarica dura pochissimo. Oggi tutti ti dicono che stai benissimo con quel nuovo rosso rame. Ti senti al top per qualche giorno, forse una settimana. Poi quella sensazione svanisce, e ti ritrovi di nuovo con quella vocina che ti sussurra “ma sei sicura che stavi davvero bene? Forse dovresti provare qualcos’altro”. E così il ciclo ricomincia. Nuovo appuntamento dal parrucchiere, nuova foto su Instagram, nuova ondata di complimenti che ti fanno sentire, per un attimo brevissimo, finalmente “abbastanza”.

I segnali che dovrebbero far scattare un campanello d’allarme

Come fai a capire se il tuo rapporto con il colore dei capelli è semplicemente giocoso o se nasconde un problema più profondo? Ecco alcuni segnali da tenere d’occhio:

  • Cambi colore ogni tre-quattro settimane e lo fai spesso in modo impulsivo, tipo “stamattina mi sono svegliata e ho deciso che devo assolutamente diventare bionda entro stasera”
  • Il tuo umore dipende totalmente dai feedback che ricevi sul nuovo colore: se nessuno nota o commenta, ti senti letteralmente distrutta
  • Non sei mai soddisfatta del risultato: nessun colore ti sembra mai quello “giusto”, quello che ti farà finalmente sentire te stessa
  • Provi ansia prima di cambiare colore, ma anche un sollievo strano dopo, come se avessi temporaneamente evitato qualcosa di brutto
  • Senti che la tua personalità cambia con il colore: quando sei bionda ti senti sicura, quando sei mora ti senti sofisticata, ma non hai idea di chi sei veramente senza un’etichetta cromatica

Se ti riconosci in tre o più di questi punti, potrebbe esserci qualcosa da esplorare. Non significa che sei “pazza” o che c’è qualcosa di gravemente sbagliato in te. Significa solo che probabilmente stai usando il colore dei capelli come strategia per gestire qualcosa di più profondo.

Il perfezionismo travestito da creatività

Uno degli aspetti più studiati della sindrome dell’impostore è il legame con il perfezionismo. Le persone che ne soffrono sono spesso perfezioniste ossessive, che lavorano il doppio degli altri perché hanno costantemente paura di non essere abbastanza brave.

Come si collega questo ai capelli? Beh, se hai mai passato sei ore a scrollare foto su Pinterest alla ricerca della tonalità perfetta di biondo cenere, se hai consultato quattro parrucchieri diversi prima di prendere una decisione, se hai chiesto l’opinione di letteralmente chiunque incontravi sulla strada su quale colore ti donasse di più, probabilmente sai già di cosa sto parlando.

La ricerca ossessiva del colore perfetto è solo un’altra manifestazione di quel bisogno di perfezione impossibile che caratterizza la sindrome dell’impostore. Il paradosso? Più cerchi la perfezione esterna, più alimenti l’insoddisfazione interna. Perché il vero problema non è il colore dei tuoi capelli, ma quella sensazione profonda di non essere mai abbastanza che nessuna tintura può coprire.

Quando il cambiamento diventa una fuga

Gli psicologi che hanno studiato la sindrome dell’impostore hanno notato che chi ne soffre sviluppa strategie per evitare di essere “smascherato”. Una di queste strategie? Cambiare continuamente, in modo che nessuno abbia mai il tempo di conoscerti davvero e quindi di scoprire le tue presunte inadeguatezze.

Se la tua identità cambia ogni mese insieme al colore dei tuoi capelli, come fa qualcuno a “scoprire” chi sei veramente? È una forma di protezione, un modo per mantenere le persone a distanza emotiva mentre dai loro l’illusione di mostrarti. Il problema è che questo meccanismo ti isola anche da te stessa. A forza di cambiare maschera, a un certo punto non sai più quale sia il tuo vero volto.

Cosa c'è davvero dietro il tuo cambio capelli?
Creatività pura
Bisogno di approvazione
Noia esistenziale
Fuga dall'insicurezza
Controllo sull'immagine

Il ruolo devastante dei social media

Viviamo nell’era in cui ogni aspetto della nostra vita può diventare contenuto. E i social media hanno trasformato il cambio di colore dei capelli in un evento da documentare, da cui aspettarsi una reazione immediata sotto forma di like e commenti.

Per chi soffre di sindrome dell’impostore, questa dinamica è particolarmente tossica. Ogni foto con il nuovo colore diventa un test: “Piaccio? Sono abbastanza? Questo me è migliore del me di due settimane fa?” E i numeri sotto la foto sembrano dare una risposta definitiva al tuo valore come persona.

Gli studi più recenti sulla sindrome dell’impostore mostrano che il fenomeno è in aumento, specialmente tra i giovani adulti cresciuti nell’era dei social media. Non è difficile capire perché: quando la tua autostima dipende da metriche quantificabili come like e follower, il senso di inadeguatezza diventa una costante. E se quel nuovo colore non riceve l’approvazione che speravi? Beh, tempo di cambiare di nuovo. Il ciclo continua, alimentato da un algoritmo che premia la novità costante e punisce la stabilità.

Come capire se è davvero un problema

La differenza fondamentale sta nella motivazione e nell’impatto emotivo. Chiediti: cambi colore perché ti diverte genuinamente, o perché speri che questa volta finalmente ti sentirai “giusta”? Ti piace il processo creativo, o sei ossessionata dal risultato e dalla reazione degli altri?

Se dopo ogni cambio di colore ti senti bene per qualche giorno e poi torni a sentirti inadeguata, se non riesci mai a goderti il momento presente perché stai già pensando al prossimo cambiamento, se la tua autostima sale e scende in base ai complimenti che ricevi, allora probabilmente c’è qualcosa di più profondo da affrontare.

Un altro indicatore importante: come ti senti quando qualcuno non nota il tuo nuovo colore, o peggio, non lo approva? Se una singola critica o indifferenza ti manda in crisi, se senti che il tuo valore come persona dipende dall’approvazione estetica degli altri, è un segnale che il problema va oltre la semplice voglia di cambiare look.

La scienza dietro il bisogno di cambiare

La psicologa Carol Dweck ha condotto ricerche fondamentali su quello che viene chiamato “mindset fisso”. Le persone con questo tipo di mentalità credono che il loro valore sia qualcosa di statico, immutabile, che deve essere costantemente dimostrato agli altri.

Chi soffre di sindrome dell’impostore tende ad avere esattamente questo tipo di mindset. E applicato al contesto dell’aspetto fisico, significa che ogni cambiamento diventa un tentativo di “dimostrare” qualcosa: che sei interessante, che sei alla moda, che meriti attenzione. Ma ecco il problema: se credi che il tuo valore debba essere dimostrato attraverso l’aspetto esteriore, nessun cambiamento sarà mai sufficiente. È come cercare di riempire una tazza bucata: puoi continuare a versarci dentro tutto il colore che vuoi, ma rimarrà sempre vuota.

L’illusione del controllo

C’è un altro aspetto psicologico interessante: cambiare colore ai capelli dà l’illusione del controllo. Quando ti senti fuori controllo internamente, quando le tue emozioni sono un caos e non sai chi sei davvero, modificare l’aspetto esteriore ti dà una sensazione temporanea di potere.

“Posso controllare almeno questo” è il pensiero sottostante. E per qualche momento, funziona. Ti guardi allo specchio con il nuovo colore e pensi “ok, questa sono io adesso. Questa versione è quella giusta”. Il problema è che l’illusione dura poco. Perché il controllo vero non si ottiene cambiando l’esterno, ma facendo pace con l’interno.

Cosa fare se ti riconosci in questo pattern

Se mentre leggevi questo articolo hai pensato “aspetta, sta parlando di me”, niente panico. La sindrome dell’impostore è incredibilmente comune e, soprattutto, può essere affrontata efficacemente. La terapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato di essere particolarmente efficace nel trattare questi pattern. Aiuta a identificare i pensieri distorti che alimentano l’insicurezza e a sostituirli con valutazioni più realistiche di se stessi.

Ma ci sono anche cose che puoi iniziare a fare da sola, da subito. Prima di tutto, prova a tenere un diario dei tuoi cambiamenti di colore. Annota quando senti il bisogno di cambiare, cosa stava succedendo nella tua vita in quel momento, come ti sei sentita immediatamente dopo e quanto è durata quella sensazione positiva. Vedrai probabilmente emergere dei pattern. Magari cambi sempre dopo una delusione lavorativa, o quando ti senti particolarmente sola, o quando hai l’impressione che nessuno ti noti abbastanza. Riconoscere questi trigger è il primo passo per affrontarli in modo più sano.

Costruire un senso di sé più stabile

L’obiettivo non è necessariamente smettere di cambiare colore ai capelli. Se è qualcosa che ti piace davvero, continua a farlo. Ma l’obiettivo è farlo per le ragioni giuste: per divertimento, per espressione creativa, non per riempire un vuoto interiore o ottenere validazione esterna.

Inizia a praticare l’autocompassione invece dell’autocritica. Quando quella vocina nella tua testa ti dice che non sei abbastanza, rispondile con gentilezza invece che con un altro appuntamento dal parrucchiere. Cerca di sviluppare un senso di valore che venga da dentro, da chi sei come persona, dalle tue qualità interiori, non solo da come appari. Circondarti di persone che ti apprezzano per chi sei, non per come sei, aiuta enormemente. E sviluppa competenze e hobby che rafforzino la tua autostima in modi che non hanno nulla a che fare con l’aspetto fisico.

La verità che nessuno vuole sentirti dire

Ecco la verità scomoda: il colore perfetto che ti farà finalmente sentire “abbastanza” non esiste. Non perché non sei brava a sceglierlo, non perché il tuo parrucchiere non sia abbastanza bravo, ma semplicemente perché quel senso di inadeguatezza che stai cercando di coprire non può essere risolto con una tintura.

I capelli crescono, i colori sbiadiscono, le mode cambiano. Ma tu, con tutte le tue complessità, le tue contraddizioni, le tue imperfezioni bellissime e uniche, rimani. E forse è ora di iniziare a conoscerti davvero, invece di nasconderti dietro maschere colorate che cambiano ogni mese. La sindrome dell’impostore ti convince che devi essere sempre qualcun altro, qualcuno di migliore, qualcuno di più interessante. Ma la realtà è che il tuo valore non ha bisogno di essere dimostrato, né tantomeno attraverso il colore dei tuoi capelli.

Quindi sì, cambia pure colore se ti piace. Ma ogni tanto prova anche a guardarti allo specchio senza giudicarti, senza pensare a cosa direbbero gli altri, senza pianificare già il prossimo cambiamento. Prova semplicemente a riconoscerti e ad accettarti per quella che sei in quel momento, qualunque colore tu abbia. Potrebbe essere più difficile che scegliere una nuova tonalità, ma probabilmente è l’unico cambiamento che ti farà davvero sentire, finalmente, te stessa.

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