La vera prima ibrida della storia non era giapponese: il segreto che Alfa Romeo ha tenuto nascosto per 40 anni

Mentre oggi il mercato automobilistico è dominato dalla corsa all’ibrido, con ogni casa costruttrice che si affretta a elettrificare la propria gamma, Alfa Romeo aveva già esplorato questa tecnologia quasi quarant’anni fa. Un capitolo della storia del Biscione che merita di essere raccontato, soprattutto in un momento in cui il marchio milanese si prepara a un profondo rinnovamento con la nuova Stelvio e la nuova Giulia, entrambe attese su piattaforma STLA Large di Stellantis.

La 33 Giardinetta Ibrida: un prototipo che anticipò la Toyota Prius

Negli anni Ottanta, quando l’ibrido era poco più di un’idea visionaria nei laboratori di ricerca, Alfa Romeo sviluppò in collaborazione con Ansaldo un prototipo rimasto nella storia: la 33 Giardinetta Ibrida. Un esperimento audace, realizzato ben prima che Toyota portasse la Prius nelle concessionarie di tutto il mondo nel 1997, e che dimostra quanto il marchio italiano fosse capace di guardare lontano sul piano tecnologico.

La 33 Giardinetta era una station wagon compatta ma generosa negli spazi interni, derivata dalla berlina di serie ma profondamente ripensata nella meccanica. La vera particolarità stava sotto il cofano: non un solo propulsore, ma due, integrati in modo da lavorare in sinergia.

Come funzionava la motorizzazione ibrida della 33

La soluzione tecnica adottata era sorprendentemente sofisticata per l’epoca:

  • Motore termico boxer 1.5 a benzina da 95 cavalli, già noto sulla gamma 33
  • Motore elettrico trifase da 16 cavalli, posizionato sopra al boxer
  • Collegamento tra la parte elettrica e il cambio manuale tramite cinghia dentata

Il sistema permetteva tre modalità di utilizzo: solo elettrico, solo termico oppure ibrido con entrambi i motori attivi contemporaneamente. In modalità full electric, la vettura riusciva a percorrere fino a 5 chilometri, una distanza contenuta ma significativa per l’epoca, soprattutto nel traffico urbano dove il prototipo dimostrò un’efficienza concreta e misurabile.

Perché il progetto fu abbandonato

Nonostante le potenzialità evidenti, il progetto non superò la fase sperimentale. I costi di sviluppo e produzione erano proibitivi per una commercializzazione su larga scala, e non mancavano problemi tecnici legati alla rumorosità del sistema, difficile da contenere con le tecnologie disponibili all’epoca. I vertici Alfa Romeo decisero di non proseguire oltre, lasciando che quella Giardinetta rimanesse un unicum nella storia del marchio.

È un peccato, perché con qualche anno in più di sviluppo, Alfa Romeo avrebbe potuto essere il marchio pioniere dell’ibrido su scala globale, un ruolo che invece spettò a Toyota. La 33 Giardinetta resta tuttavia una testimonianza preziosa di ingegno italiano, oggi conservata tra i pezzi più rari del patrimonio storico FCA Heritage.

Il presente: dalla 33 Giardinetta alla Tonale

Il filo che collega quel prototipo all’Alfa Romeo Tonale, prima ibrida di serie del marchio presentata nel 2022, è più diretto di quanto si pensi. Quarant’anni di distanza, tecnologie completamente diverse, ma la stessa volontà di integrare termico ed elettrico in un sistema coerente. La differenza è che oggi quella visione è diventata realtà di mercato, e non solo un sogno rimasto nei cassetti di un laboratorio milanese.

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