Hai una pensione arretrata che non sai di avere: con SPID scopri in 2 minuti se l’INPS ti deve migliaia di euro

Nel 2026 il tema degli arretrati della pensione è tornato al centro del dibattito previdenziale italiano con una forza che non si vedeva da anni. Con oltre 1,2 milioni di domande pendenti elaborate tra il 2024 e il 2026, secondo i dati del Report INPS Bilancio 2025, molti pensionati si trovano ad aspettare somme che spettano loro di diritto da mesi, talvolta da anni. Capire come funzionano, come si calcolano e quando arrivano è diventato più urgente che mai.

Arretrati pensione INPS: cosa sono e quando spettano

Gli arretrati pensionistici sono le somme che l’INPS deve corrispondere al pensionato per le mensilità non erogate tra la data di decorrenza del diritto e quella in cui la pensione viene effettivamente concessa. Questo divario può dipendere da ritardi nella presentazione della domanda, da verifiche amministrative o da veri e propri contenziosi. La norma di riferimento è l’articolo 41 del D.Lgs. 503/1992, che fissa un limite di cinque anni precedenti la domanda per le pensioni di vecchiaia, anzianità e invalidità. Fanno eccezione le pensioni di reversibilità, inabilità o guerra, per le quali non esiste alcun limite temporale: gli arretrati decorrono dalla data della causa scatenante, senza alcun tetto.

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un elemento nuovo e significativo: un Fondo Arretrati Straordinario da 2 miliardi di euro, pensato per sbloccare circa 500.000 posizioni pendenti, con priorità per gli over 75 e per gli invalidi civili. Le prime erogazioni sono partite a marzo 2026, come comunicato ufficialmente dall’INPS il 10 marzo scorso.

Come si calcolano gli arretrati pensionistici nel 2026

Il calcolo degli arretrati segue una formula che tiene conto dell’importo mensile lordo della pensione, del numero di rate non erogate, delle rivalutazioni ISTAT e degli eventuali interessi legali. Per il 2026, la rivalutazione è stata fissata all’1,9% sugli arretrati maturati tra il 2023 e il 2025. Gli interessi legali, pari al 2,5% annuo, scattano solo se il ritardo dell’INPS supera i 90 giorni, come confermato dalla recente giurisprudenza della Cassazione.

Per fare un esempio concreto: una pensione lorda di 1.200 euro al mese con decorrenza gennaio 2023 e concessione effettiva a dicembre 2025 genera 35 mesi di arretrati. Il totale lordo si aggira intorno ai 42.000 euro, ai quali si sommano rivalutazione e interessi. Al netto dell’IRPEF — che su importi simili si attesta tra il 23% e il 27% — si arriva a una cifra stimata tra i 35.000 e i 38.000 euro. Il simulatore “Calcolo Arretrati” disponibile su my.inps.it, aggiornato a febbraio 2026 e accessibile tramite SPID o CIE, permette di ottenere una stima personalizzata.

Pagamento arretrati pensione: tempistiche e modalità

Una volta concessa la pensione, l’INPS ha un termine di 30-90 giorni per erogare gli arretrati. Nel 2025 la media si è attestata sui 45 giorni, ma il carico accumulato tra il 2024 e il 2026 ha creato ritardi significativi in molti casi. Il pagamento avviene esclusivamente tramite accredito su conto corrente bancario o postale, obbligatorio ormai dal 2021. Per importi superiori ai 10.000 euro è prevista una rateizzazione automatica, con un massimo di 24 rate e un interesse dell’1%. Gli importi sotto i 5.000 euro vengono invece liquidati in un’unica soluzione entro 30 giorni.

Sul fronte fiscale, gli arretrati sono soggetti a tassazione separata IRPEF, con aliquote che nel 2026 vanno dal 23% al 43%. È però possibile accedere a un credito d’imposta per i familiari a carico, che può alleggerire in modo sensibile il peso fiscale complessivo.

Come richiedere gli arretrati e cosa fare in caso di ritardo

Per avviare il processo è sufficiente presentare la domanda di pensione online tramite il portale INPS o attraverso un Patronato, che offre assistenza gratuita. Se gli arretrati vengono negati o il ritardo supera i tempi previsti, è possibile inviare una PEC formale all’INPS entro 90 giorni oppure rivolgersi al Giudice del Lavoro.

  • Call Center INPS: 803.164 (gratuito da rete fissa)
  • Documenti necessari: estratto contributivo, IBAN, CUD degli ultimi 5 anni
  • App INPS Mobile: dal 2026 notifica in tempo reale la disponibilità degli arretrati
  • Patronati (CGIL, UIL, ACLI): nel 2025 hanno ottenuto un +30% di recuperi per errori di calcolo

Oltre 200.000 casi risultano ancora pendenti secondo il Report INPS del primo trimestre 2026. Chi si trova in questa situazione può presentare un’istanza formale accompagnata da una diffida, strumento che nella pratica accelera i tempi di risposta. I Patronati restano la risorsa più efficace per navigare la burocrazia previdenziale senza costi aggiuntivi.

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