La tua bolletta del gas può sparire: quanto ti danno davvero se passi a pellet e legna quest’anno

Riscaldare casa con legna o pellet nel 2026 non è solo una scelta sostenibile: è anche un’opportunità concreta di risparmio, grazie a un sistema di bonus e detrazioni fiscali che il legislatore italiano ha progressivamente potenziato. Con la Legge di Bilancio 2026 e il Decreto Energia 2.0 approvato a gennaio, gli incentivi sono stati prorogati e in alcuni casi ampliati, ma con requisiti più stringenti e budget limitati. Chi vuole accedere ai contributi deve muoversi per tempo e conoscere bene le regole del gioco.

Bonus Ristrutturazioni e Ecobonus 2026: quanto si detrae su stufe e caldaie a pellet

Il Bonus Ristrutturazioni al 50% rimane lo strumento più utilizzato dai privati. Copre l’installazione di caldaie a legna e pellet di classe A+ con efficienza pari o superiore al 90%, stufe, inserti e termocamini con resa minima del 75% e livelli emissivi nei limiti del DM 186/2017. La spesa massima detraibile è di 96.000 euro per unità immobiliare, con recupero in dieci quote annuali, e la proroga è confermata fino al 31 dicembre 2027. Dal 2026, lo sconto in fattura o la cessione del credito sono accessibili solo per chi ha un ISEE inferiore a 30.000 euro, una stretta introdotta per contrastare le frodi del passato.

Chi punta invece sull’Ecobonus al 65%, dedicato al risparmio energetico, trova condizioni ancora più favorevoli per gli interventi più performanti. La sostituzione di una caldaia tradizionale con una a biomassa certificata (classe A secondo la norma EN 303-5:2021, livello 5) prevede una spesa massima ammissibile di 30.000 euro, che scende a 18.000 per stufe e termostufe a pellet con resa minima dell’85% e filtri antiparticolato. È obbligatorio dimostrare un miglioramento della classe energetica dell’edificio, almeno da E a D, con APE ante e post intervento. In termini pratici: su una caldaia a pellet da 25kW del costo di 25.000 euro, la detrazione può arrivare a oltre 16.000 euro.

Conto Termico 3.0: il contributo a fondo perduto per famiglie e imprese

Per chi preferisce un rimborso diretto invece di aspettare la dichiarazione dei redditi, il Conto Termico 3.0 gestito dal GSE è la scelta più efficiente. Il meccanismo eroga contributi a fondo perduto fino al 65% delle spese ammissibili per i privati, che salgono all’80% per le pubbliche amministrazioni. Il budget 2026 ammonta a 1,05 miliardi di euro, con prenotazioni aperte dal 1° gennaio. I tempi di erogazione sono rapidi: da uno a tre mesi per stufe e caldaie sotto i 50kW, due mesi per impianti di taglia maggiore.

I requisiti tecnici sono precisi e non negoziabili. Per il pellet è richiesta la certificazione ENplus A1 o A2, con potere calorifico minimo di 4,6 kWh/kg. Per la legna, l’umidità non deve superare il 20% e la resa deve essere almeno dell’85%. Le emissioni di particolato devono restare sotto i 10 mg/Nm³ (Classe 5). A titolo di esempio, una famiglia che installa una stufa a pellet da 12kW può ricevere circa 3.500 euro di contributo su un investimento di 8.000 euro.

Incentivi regionali per riscaldamento a biomassa: Lombardia, Piemonte e Toscana in testa

Accanto agli strumenti nazionali, numerose regioni hanno attivato bandi propri per il riscaldamento a biomassa. La Lombardia offre fino al 50% delle spese (massimo 10.000 euro) con bandi aperti fino al 30 giugno 2026. Il Piemonte ha stanziato 50 milioni di euro per il programma “Rinnova Case 2026”, con un contributo del 60% per stufe a legna di classe 5. La Toscana arriva fino a 4.000 euro a famiglia per l’acquisto di apparecchi a pellet ENplus, mentre l’Emilia-Romagna incentiva i sistemi ibridi biomassa-fotovoltaico al 55%.

Come richiedere i bonus pellet e legna: la procedura passo per passo

Accedere agli incentivi richiede ordine e documentazione accurata. Il primo passo è sempre una valutazione tecnica da parte di un termotecnico abilitato, che verifica la fattibilità e prepara l’asseverazione necessaria per quasi tutti i bonus. I pagamenti devono essere effettuati con bonifico parlante, indicando causale, codice fiscale del beneficiario e partita IVA dell’impresa installatrice. La comunicazione ENEA va inviata entro 90 giorni dal termine dei lavori.

  • Bonus Ristrutturazioni 50%: comunicazione ENEA, bonifico parlante, asseverazione tecnica, dichiarazione dei redditi.
  • Ecobonus 65%: APE ante e post, asseverazione energetica, comunicazione ENEA, Modello E Agenzia delle Entrate.
  • Conto Termico 3.0: prenotazione online sul portale GSE, rendicontazione entro 60 giorni dalla fine lavori.
  • Bandi regionali: verifica apertura e scadenze sui portali ufficiali delle singole regioni.

Dal 2026, per le richieste superiori a 5.000 euro è obbligatoria l’autenticazione tramite SPID o CIE e le asseverazioni devono essere firmate digitalmente. I controlli fiscali sono stati intensificati: in caso di irregolarità, il recupero può arrivare al 200% delle somme indebitamente percepite. Per chi vuole muoversi con sicurezza, la consulenza di un CAF o di un commercialista specializzato rimane il modo più affidabile per non commettere errori costosi.

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