Ridere è una delle attività più antiche e universali dell’essere umano, eppure la scienza fatica ancora a spiegarne a pieno i meccanismi. Secondo i ricercatori, la risata si attiva quando il cervello percepisce un’incongruenza tra ciò che si aspetta e ciò che accade — ed è proprio questa sorpresa cognitiva il motore di ogni buona barzelletta. Non siamo soli in questo: anche i ratti, i scimpanzé e persino i cani producono suoni associabili alla risata durante il gioco. Il neuroscienziato Jaak Panksepp ha dimostrato che i topolini emettono ultrasuoni a 50 kHz quando vengono solleticati, il che suggerisce che il piacere del ridere abbia radici evolutive profondissime.
Nel corso della storia, l’umorismo ha cambiato forma ma non sostanza. Gli Antichi Romani erano grandi appassionati di battute pungenti: si rideva soprattutto delle disgrazie altrui, dei politici corrotti, dei mariti traditi e — ironia della sorte — degli schiavi furbi che beffavano i padroni. Il Philogelos, una raccolta di barzellette greche e romane datata intorno al IV secolo d.C., è considerato il più antico libro di umorismo della storia e contiene già battute sulla stupidità, sulla avarizia e sui medici incompetenti. Alcune sembrano scritte ieri.
La barzelletta
Un contadino va al mercato e torna a casa con 50 maiali. La moglie lo guarda incredula:
«Ma sei impazzito? Dove li mettiamo adesso, 50 maiali?»
E il marito, tranquillo come se stesse parlando del tempo:
«Li teniamo in casa.»
«E come facciamo con il cattivo odore?»
Il marito, imperturbabile:
«Non ti preoccupare. I maiali si abitueranno.»
Perché fa ridere?
Il meccanismo comico di questa barzelletta è un classico ribaltamento delle aspettative. Chi ascolta si aspetta che il marito trovi una soluzione al problema dell’odore dei maiali. Invece la risposta arriva capovolta: non è lui a preoccuparsi dell’odore dei maiali, ma i maiali a doversi abituare all’odore della moglie. L’insulto è implicito, mai dichiarato, e proprio per questo risulta più efficace. Il colpo comico arriva nell’ultima parola, lasciando l’interlocutore — e la malcapitata moglie — a fare i conti con la battuta.
