La barzelletta di Pierino che fa ridere tutti: la maestra non si aspettava questa risposta

Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha provato a rispondere, e la risposta è meno banale di quanto sembri. Secondo la teoria dell’incongruenza, il cervello umano ride quando percepisce uno scarto tra ciò che si aspetta e ciò che accade davvero. In pratica, il nostro cervello è un maniaco dell’ordine: quando la realtà lo tradisce, scatta la risata. Non è solo una questione umana: anche i ratti, secondo alcune ricerche, emettono ultrasuoni simili alle risate durante il gioco. E i grandi primati? Ridono eccome, anche se con un’acustica decisamente meno elegante della nostra.

Nella storia, l’approccio alla comicità è cambiato parecchio. Gli Antichi Romani adoravano l’ironia pungente: si rideva degli stranieri, dei liberti arricchiti, delle mogli fedifrague e soprattutto dei politici. Cicerone era un maestro del sarcasmo istituzionale. Insomma, già duemila anni fa le barzellette sul potere andavano fortissimo. Poi è arrivato il Medioevo a guastare la festa, ma questa è un’altra storia.

La Barzelletta di Pierino e la Maestra

La maestra dice ai suoi piccoli alunni:

«Bambini, oggi parliamo un po’ di voi e dei vostri progetti per il futuro: cosa vi piacerebbe fare da grandi?»

Un giorno la maestra prende in disparte Pierino e gli dice:

«Pierino, lo so che la tua famiglia è povera e mangiate sempre polenta, ma non è necessario che lo debba sapere tutta la classe. Per cui, ogni tanto, quando chiedo cosa avete mangiato a casa, rispondi qualcos’altro, anche se non è vero. Inventati qualcosa — non so, puoi dire che hai mangiato gli spaghetti, i ravioli, i tortellini… va bene?»

«Sì, maestra, ho capito!»

Un paio di giorni dopo, la maestra chiede alla classe:

«Cosa avete mangiato ieri a casa?»

«I ravioli», risponde Pierino, prontissimo.

«Oh che bello!» fa la maestra, visibilmente soddisfatta di sé. «E quanti ne hai mangiati, Pierino?»

«Tre belle fette, signora maestra.»

Perché Fa Ridere?

Il meccanismo comico qui è doppio, e funziona alla perfezione. Da un lato c’è Pierino che obbedisce alla lettera: ha imparato a mentire sul cibo, ma non ha ancora imparato che i ravioli non si tagliano a fette. Il risultato è un’incongruenza perfetta — proprio quella che, come dicevamo, il cervello trasforma immediatamente in risata.

Dall’altro lato c’è la maestra stessa, che con la migliore delle intenzioni ha costruito la trappola in cui cade. La sua soddisfazione nel sentire “ravioli” rende il crollo finale ancora più gustoso. È la struttura classica della barzelletta italiana: semplicità apparente, colpo di scena finale, e un bambino che — inconsapevolmente — ha sempre l’ultima parola.

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