Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta: il cervello umano percepisce l’umorismo come una violazione benigna, ovvero qualcosa di incongruente rispetto alle aspettative, ma che non rappresenta una minaccia reale. È questa tensione tra sorpresa e sicurezza che scatena la risata. E non siamo soli: anche scimpanzé, ratti e persino alcuni uccelli producono vocalizzazioni associate al gioco che ricordano molto la nostra risata. Insomma, la comicità non è un’esclusiva umana, ma noi l’abbiamo portata a livelli altissimi — o bassissimi, dipende dalla barzelletta.
Nella storia, l’umorismo ha sempre riflettuto i valori (e i vizi) di ogni epoca. Gli antichi Romani, per esempio, erano maestri dell’ironia politica e sociale: si facevano beffe dei potenti, dei mariti traditi e delle abitudini alimentari dei Galli. Il Philogelos, una raccolta di barzellette greche e romane risalente al IV secolo d.C., è considerato il primo libro di barzellette della storia. Spoiler: alcune sono ancora divertenti oggi, il che la dice lunga su quanto siamo cambiati.
Il cane che sapeva il gatto
Un’agenzia di viaggi sta cercando un collaboratore. Attaccato alla vetrina c’è un cartello con su scritto:
“CERCASI COLLABORATORE. Competenze richieste: saper utilizzare il computer e conoscenza di due lingue.”
Poco tempo dopo, un cane appare trottando verso il cartello, lo guarda attentamente, entra nell’agenzia e comincia a fissare l’uomo dietro al bancone. Scodinzola un po’, torna al cartello, abbaia un paio di volte e poi torna a fissare l’uomo.
L’uomo, superata l’iniziale incredulità, capisce le intenzioni del cane:
— Mi spiace caro cagnolino, ma vedi, stiamo cercando qualcuno che sia in grado di digitare al computer.
Il cane si dirige al computer accanto al bancone e scrive una pagina intera.
— Sorprendente! Ma vedi, abbiamo bisogno di qualcuno che sappia usare anche la fotocopiatrice.
Il cane si avvicina alla fotocopiatrice e comincia a farla funzionare senza il minimo problema.
— Accidenti, sei davvero straordinario! Mi hai sorpreso, bravo! Ma c’è un ultimo ostacolo: il cartello dice che abbiamo bisogno di qualcuno che sappia parlare due lingue.
A questo punto il cane si siede, guarda l’uomo dritto negli occhi e fa:
— MIAO!
Perché fa ridere?
Questa barzelletta funziona proprio perché sovverte le aspettative in modo graduale e progressivo. Il cane supera ogni prova con disinvoltura, portando il lettore a credere che l’assurdo stia diventando normale. Poi arriva il colpo finale: invece di parlare una seconda lingua umana, il cane “parla gatto”. La logica è perfetta nella sua stupidità — tecnicamente, il cane conosce due lingue: il cane e il gatto. Il twist finale è inaspettato ma, a posteriori, inevitabile: ed è esattamente lì che scatta la risata.
