Ridere è una delle attività più antiche e misteriose dell’essere umano. Gli scienziati hanno scoperto che la risata si attiva quando il cervello percepisce un’incongruenza: ci aspettiamo qualcosa, arriva qualcos’altro, e il sistema nervoso risponde con una scarica di dopamina. Non siamo soli in questo: anche i ratti, i delfini e i grandi primati emettono suoni che i ricercatori considerano forme primitive di riso. Ma nessuno, diciamocelo, racconta barzellette come noi. Gli antichi Romani, per esempio, avevano già una raccolta di barzellette — il Philogelos — dove si prendevano in giro i medici incompetenti, i barbieri chiacchieroni e i figli stupidi dei ricchi. Insomma, il bersaglio preferito dell’ironia non cambia poi molto nei secoli.
La barzelletta
Un uccellino al parco incontra un cane lupo e gli chiede:
– Tu chi sei?
– Sono un cane lupo.
– Perché ti chiami così?
– Perché mio papà era un lupo e mia mamma un cane.
L’uccellino vola via e arriva a un fiume, dove vede una trota salmonata.
– Tu chi sei?
– Sono una trota salmonata.
– Perché ti chiami così?
– Perché mia mamma era una trota e mio papà un salmone.
L’uccellino vola via e incontra una zanzara.
– Tu chi sei?
– Sono una zanzara tigre!
– Sì, vabbeh… a questa proprio non ci posso credere!
Perché fa ridere?
Il meccanismo comico qui è un classico esempio di aspettativa delusa. L’uccellino — e chi ascolta — ha ormai costruito uno schema preciso: nome strano, origini ibride, tutto torna. Arriva la zanzara tigre e il cervello si prepara già alla solita spiegazione. Ma stavolta… non arriva. Il colpo di scena è che non c’è nessun colpo di scena: il nome è assolutamente reale, la zanzara tigre esiste davvero, ed è proprio questa verità inaspettata a mandare in corto circuito l’ironia costruita nei due episodi precedenti. La risata scatta perché siamo noi, non l’uccellino, ad aver dato per scontato che il gioco continuasse all’infinito.
