Fernando Alonso perse 5,5 chilogrammi in una singola gara di Formula 1. Non in una settimana, non durante un ritiro atletico. In meno di due ore. E lo fece senza bere un solo goccio d’acqua, perché il sistema di idratazione integrato nel suo abitacolo si guastò durante il giro di formazione del Gran Premio del Bahrain 2009, prima ancora che la gara cominciasse. Troppo tardi per rimediare, troppo presto per fermarsi.
Dentro l’abitacolo di una F1: 50 gradi sotto il sole del Bahrain
Per capire cosa significhi perdere quasi sei chili in una gara, bisogna prima capire dove avviene. L’abitacolo di una monoposto di Formula 1 non è semplicemente una cabina di guida: è un ambiente estremo, fisicamente ostile, progettato per la performance e non per il comfort. Il motore si trova praticamente incollato alle spalle del pilota, e tutta quella potenza termica viene irradiata direttamente verso la cabina. Le temperature interne possono raggiungere i 50 gradi Celsius, anche quando fuori ne fanno già trenta o quaranta. I piloti indossano tute ignifughe, guanti, caschi e balaclava: nulla di quello che portano è pensato per il benessere termico. Tutto è pensato per la sopravvivenza in caso di incidente.
In questo contesto, Alonso affrontò l’intera gara del Bahrain in stato di disidratazione progressiva, sapendo già dal momento in cui si schierò in griglia che non avrebbe bevuto nulla. La scelta di restare in pista, in quelle condizioni, dice già molto sul livello mentale richiesto da questo sport.
Forze G, calore e muscoli: perché la F1 è uno sport fisico a tutti gli effetti
Esiste un pregiudizio duro a morire: quello che la Formula 1 sia uno sport in cui si sta seduti e si gira un volante. È una delle idee più sbagliate che circolino nel mondo dello sport, e Alonso stesso lo ha dichiarato esplicitamente in più occasioni. I numeri gli danno ragione in modo schiacciante. Durante le curve veloci, i piloti subiscono forze G laterali superiori a 5G, il che significa che il collo e il corpo devono sostenere un peso equivalente a cinque volte quello corporeo. Il volante non è un accessorio passivo: va girato, tirato e spinto per tutta la durata della gara, in un lavoro muscolare continuo che si protrae per quasi due ore senza pause reali. A tutto questo si aggiunge la gestione della concentrazione cognitiva, che in una monoposto da corsa deve essere assoluta e ininterrotta, anche quando il corpo sta cedendo.
- Forze G laterali fino a 5G nelle curve più veloci
- Temperature abitacolo fino a 50°C in condizioni estreme
- Sforzo muscolare continuo su collo, braccia e core per tutta la gara
- Perdita di liquidi fino a diversi chili per gara, anche con idratazione regolare
Alonso, il Bahrain 2009 e la soglia del dolore che separa i campioni dagli altri
La storia del Gran Premio del Bahrain 2009 è diventata nel tempo uno dei racconti più citati quando si parla di resistenza atletica in Formula 1, e non è un caso. Non è solo una questione di dati fisici, per quanto impressionanti. È la combinazione di consapevolezza e scelta: Alonso sapeva esattamente cosa lo aspettava e decise comunque di spingere fino alla bandiera a scacchi. Quello che separa i piloti di Formula 1 dagli atleti comuni non è solo il talento o i riflessi, ma una resistenza mentale e fisica costruita nel tempo, allenata con sessioni specifiche di preparazione atletica che includono lavoro cardiovascolare, rinforzo muscolare del collo e simulazioni in ambienti ad alta temperatura.
La prossima volta che qualcuno definisce la Formula 1 uno sport dove si fa poco sforzo fisico, la storia di Fernando Alonso, del deserto del Bahrain e di quei 5,5 chilogrammi persi senza bere una sola goccia d’acqua è probabilmente la risposta più efficace che esista.
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