Masashi Kishimoto non ha inventato tutto di sana pianta. Dietro le abilità più iconiche dello Sharingan e del Mangekyo Sharingan si nasconde un mondo di mitologia giapponese autentica, antica e straordinariamente affascinante. La lore di Naruto è molto più profonda di quanto sembri, e una volta scoperto questo livello di costruzione simbolica, non si riesce più a guardare la serie con gli stessi occhi.
Tsukuyomi, Amaterasu e Susanoo: le tre tecniche del Mangekyo Sharingan sono divinità shintoiste reali
Nel pantheon shintoista, Izanagi è una delle divinità primordiali della creazione. Secondo il mito, dopo aver attraversato il regno dei morti, si purifica lavandosi il volto, e da questo gesto nascono tre delle figure più importanti della tradizione giapponese: Tsukuyomi, dio della luna, dall’occhio destro; Amaterasu, dea del sole, dall’occhio sinistro; Susanoo, dio delle tempeste, dal naso. Sono esattamente le tre tecniche del Mangekyo Sharingan nella saga di Naruto. Ma la cosa straordinaria non è solo il nome: è il significato profondo che Kishimoto ha traslato con precisione da una tradizione millenaria a un fumetto moderno.
Il mito di Izanami e il significato nascosto dietro le tecniche di Naruto
Per capire davvero tutto, bisogna conoscere il mito completo. Izanami, moglie di Izanagi, muore dando alla luce Kagutsuchi, il dio del fuoco. Distrutto dal dolore, Izanagi scende nel regno dei morti, lo Yomi, per riportarla in vita. Quando la trova, però, è irriconoscibile. Incapace di reggere quella visione, fugge nel mondo dei vivi e, per cancellare l’orrore di ciò che ha visto, si purifica lavandosi gli occhi e il naso, dando così origine alle tre divinità. È esattamente qui che la genialità di Kishimoto esplode in tutta la sua potenza.
Izanagi, nel mondo di Naruto, è una tecnica che permette di riscrivere la realtà, trasformando illusioni in fatti concreti e modificando un destino già scritto. È esattamente quello che il dio tentava di fare scendendo negli inferi: cambiare ciò che era già perduto per sempre. Izanami, invece, intrappola la vittima in un loop infinito dal quale si può uscire solo accettando pienamente sé stessi. Nella mitologia, Izanami rimane nel regno dei morti, consapevole della propria condizione, e solo attraverso quell’accettazione trova pace. Entrambe le tecniche, dettaglio non da poco, causano la perdita della vista a chi le utilizza, proprio come Izanagi che, dopo aver visto l’indicibile, cerca di cancellare quella visione lavandosi gli occhi.
Orochimaru e Susanoo: l’easter egg mitologico nascosto in bella vista
Il cerchio si chiude con un collegamento altrettanto preciso. Nella mitologia shintoista, Susanoo è celebre per aver sconfitto lo Yamata no Orochi, un leggendario serpente a otto teste. Nel mondo di Naruto, Orochimaru, il cui nome richiama direttamente questo mostro, viene sconfitto proprio dal Susanoo. Un rimando costruito con cura maniacale, che dimostra come ogni elemento della serie porti con sé un peso simbolico radicato in secoli di storia e folklore giapponese.
Perché Naruto è ancora studiato e celebrato anni dopo la sua conclusione
Con oltre 250 milioni di copie distribuite nel mondo secondo i dati ufficiali di Shueisha, Naruto è uno dei manga più venduti della storia, ma soprattutto è un’opera che ha saputo intrecciare cultura popolare e tradizione in modo che pochi autori hanno mai raggiunto. Ogni nome, ogni tecnica, ogni personaggio rimanda a qualcosa di più grande: secoli di miti, simboli e archetipi che parlano di dolore, accettazione, destino e memoria. Non è solo un anime sui ninja. È un’opera costruita su fondamenta culturali solidissime, e questo è il vero motivo per cui continua a essere amata.
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