Ecco il tipo di persona che tradisce più spesso, secondo la psicologia

Quando scopriamo un tradimento o anche solo sospettiamo che qualcosa non quadri nella coppia, la nostra mente parte in quarta cercando di capire che tipo di persona farebbe una cosa del genere. E di solito ci immaginiamo un narcisista egocentrico, qualcuno senza cuore, un manipolatore seriale. Tipo il cattivo di un film, insomma.

Però ecco il plot twist: la ricerca psicologica degli ultimi anni ci dice che la realtà è molto, ma molto più complessa. E quello che hanno scoperto gli scienziati è sorprendentemente meno ovvio di quanto pensiamo. Preparati perché alcune di queste cose ti faranno dire “aspetta, cosa?”

La triade oscura: quando la psicologia sembra un film Marvel

I ricercatori che studiano l’infedeltà hanno identificato quello che chiamano la Triade Oscura della personalità. E no, non sto scherzando, si chiama davvero così. Sono tre tratti di carattere che, quando presenti in forma marcata, aumentano parecchio le probabilità che una persona tradisca: narcisismo, machiavellismo e psicopatia.

Aspetta, prima che tu chiuda la pagina pensando che stiamo parlando di serial killer, lascia che ti spieghi. Quando gli psicologi parlano di psicopatia non intendono Hannibal Lecter. Stiamo parlando di un tratto di personalità caratterizzato da bassa empatia, alta impulsività e bisogno costante di stimoli forti. E qui arriva la parte interessante: secondo uno studio del 2017, tra questi tre tratti oscuri, la psicopatia è il predittore più potente di infedeltà ripetuta.

Perché? Semplice. Una persona con alti livelli di tratti psicopatici semplicemente non sperimenta quel freno emotivo che normalmente ci ferma prima di fare qualcosa che potrebbe ferire il partner. Non è che vogliano fare del male, è che letteralmente il loro cervello non attiva quel campanello d’allarme che dice “ehi, forse questa non è una buona idea”.

Il narcisismo funziona diversamente. Uno studio del 2018 ha mostrato che i narcisisti vedono le relazioni come palcoscenici dove mettere in scena la propria grandiosità. Per loro, il tradimento può essere semplicemente un modo per confermare quanto siano desiderabili e speciali. Non è necessariamente cattiveria, è che tutto ruota attorno a loro e alla loro necessità di sentirsi ammirati.

E poi c’è il machiavellismo, quello che prende il nome dal famoso Machiavelli. Queste persone vedono le relazioni come partite a scacchi. Manipolazione, calcolo strategico, mantenere le opzioni aperte: il tradimento per loro può essere semplicemente una mossa tattica, niente di personale.

I tratti che proprio non ti aspetti

Ora arriva la parte che ha sorpreso anche gli esperti. Uno studio del 2018 condotto da ricercatori che hanno analizzato i cosiddetti Big Five della personalità, i cinque grandi tratti che secondo la psicologia descrivono la nostra personalità di base, ha scoperto cose davvero inaspettate.

Primo: il nevroticismo. Quelle persone che tendono a essere ansiose, insicure, emotivamente instabili. Probabilmente ti starai chiedendo: ma come, gli ansiosi tradiscono? Ebbene sì. Le ricerche mostrano che le persone con alti livelli di nevroticismo possono cercare nell’infedeltà una sorta di automedicazione emotiva, un modo per alleviare temporaneamente l’ansia cronica o l’insoddisfazione che provano. Non è una scusa, sia chiaro, ma è un meccanismo psicologico documentato.

Secondo: l’apertura all’esperienza. Questo è proprio controintuitivo. L’apertura mentale è generalmente vista come una cosa positiva, giusto? Persone creative, curiose, che amano le novità. Però uno studio del 2019 ha trovato che questa stessa apertura può tradursi in difficoltà a rispettare i confini convenzionali, inclusi quelli della monogamia. È come se il loro cervello dicesse sempre “perché no?” invece di “meglio di no”.

Terzo: bassa amicalità e bassa coscienziosità. In parole povere? Poca capacità di cooperare, scarsa empatia, poco autocontrollo e senso del dovere. Le persone con questi tratti faticano a pensare alle conseguenze a lungo termine delle loro azioni. Vivono più nel qui e ora, e questo aumenta statisticamente la probabilità di tradimento.

L’impulsività: il grande elefante nella stanza

Se c’è un tratto che emerge con costanza impressionante in tutte le ricerche sull’infedeltà, è l’impulsività. Studi del 2021 confermano che le persone altamente impulsive non tradiscono perché vogliono distruggere la relazione. Semplicemente non riescono a tenere a mente le conseguenze future quando hanno davanti uno stimolo attraente nell’immediato.

Dal punto di vista neuropsicologico, stiamo parlando di una corteccia prefrontale meno attiva. Quella è la parte del cervello che funziona da freno sugli impulsi. Se è meno efficiente, è come guidare un’auto con i freni usurati: tecnicamente funzionano, ma ci vuole molto più sforzo per fermarsi.

E qui c’è un dettaglio importante: l’impulsività non si manifesta solo nel tradimento. Queste stesse persone probabilmente fanno acquisti compulsivi, prendono decisioni rischiose in altri ambiti, faticano a portare a termine progetti a lungo termine. Il tradimento è solo un sintomo di uno schema comportamentale più ampio.

La sensation seeking: quando la noia è fisica

Collegata all’impulsività c’è quella che gli psicologi chiamano sensation seeking, cioè la ricerca costante di sensazioni forti. Uno studio del 2014 ha mostrato che questo tratto è uno dei predittori più affidabili di comportamenti sessuali a rischio, tradimento incluso.

Le persone con alta sensation seeking hanno letteralmente bisogno di più stimolazione per sentirsi soddisfatte. Il loro sistema nervoso richiede dosi più alte di novità ed eccitazione. La routine di una relazione stabile, per quanto sana e amorevole, può risultare fisicamente insopportabile per il loro cervello.

Non è che amino meno il partner. È proprio che il loro cervello è cablato per annoiarsi più velocemente e cercare attivamente modi di rompere la monotonia. Curiosità: queste stesse persone spesso sono imprenditori di successo o artisti innovativi. Stesso tratto, contesti diversi, risultati opposti.

Il fantasma dell’infanzia: quando tutto inizia molto prima

E qui la storia diventa veramente interessante. Molti di questi comportamenti non spuntano dal nulla in età adulta. Le ricerche mostrano che affondano le radici nell’infanzia, specificamente negli stili di attaccamento che sviluppiamo con mamma, papà o chiunque si sia preso cura di noi da piccoli.

Quale tratto della Triade Oscura sorprende di più?
Narcisismo
Machiavellismo
Psicopatia

Uno studio del 2013 ha trovato qualcosa di clamoroso: le persone con attaccamento insicuro-evitante mostrano tassi significativamente più alti di infedeltà da adulti. Questo stile di attaccamento si sviluppa quando i bisogni emotivi di un bambino vengono cronicamente ignorati o minimizzati. Il bambino impara che l’intimità emotiva è pericolosa, che dipendere da qualcuno porta solo a delusioni.

Da adulti, queste persone mantengono relazioni parallele o tradiscono come strategia inconscia per non mettere tutte le uova nello stesso paniere emotivo. Non è cinismo calcolato, è un meccanismo di difesa che si è sviluppato quando erano troppo piccoli per capire cosa stesse succedendo.

Ricerche del 2019 hanno confermato che questi modelli di attaccamento insicuro non influenzano solo le relazioni romantiche, ma anche amicizie, rapporti di lavoro, persino il modo in cui gestiamo lo stress. È come se dentro di noi ci fosse una mappa relazionale disegnata nei primi anni di vita, che continua a guidarci anche quando non ne siamo minimamente consapevoli.

Correlazione non è destino

Okay, ora fermati un attimo prima di andare a controllare se il tuo partner è impulsivo o se tu stesso hai un attaccamento evitante. Perché c’è una cosa fondamentale da capire: avere questi tratti non significa automaticamente diventare un traditore seriale.

La psicologia lavora con probabilità statistiche, non con sentenze definitive. Una persona con alti livelli di impulsività o sensation seeking, inserita in una relazione soddisfacente con comunicazione aperta e spazi per esprimere questi bisogni in modi sani, potrebbe non tradire mai nella vita.

Al contrario, una persona senza nessuno di questi tratti può tradire se si trova in una relazione tossica, con problemi cronici di comunicazione o durante un periodo di stress estremo. Meta-analisi del 2018 confermano che l’infedeltà è un fenomeno multifattoriale: la personalità conta, ma contano altrettanto la qualità della relazione, il contesto di vita, le opportunità concrete, persino lo stress temporaneo.

I fattori relazionali pesano tanto quanto la personalità

E qui c’è un punto che la ricerca ripete in continuazione: fattori come insoddisfazione sessuale cronica, mancanza di comunicazione emotiva, conflitti irrisolti e sentirsi dati per scontati giocano un ruolo equivalente ai tratti di personalità nel predire chi tradirà. Uno studio del 2020 ha identificato l’insoddisfazione relazionale come il predittore più forte di infedeltà, ancora più dei tratti di personalità.

Questo significa che nelle coppie con comunicazione aperta e capacità di affrontare i problemi in modo costruttivo, anche la presenza di tratti a rischio si traduce raramente in tradimento effettivo. La qualità della relazione funziona da fattore protettivo contro le vulnerabilità personali.

Quindi identificare questi tratti in te stesso o nel partner non è una condanna a morte per la relazione. È piuttosto un’opportunità di consapevolezza. Se so di essere impulsivo o di avere bisogno di molta stimolazione, posso lavorarci attivamente, magari con l’aiuto di un terapeuta, invece di lasciarmi sorprendere dai miei stessi comportamenti.

Cosa fare con queste informazioni senza diventare paranoici

Se stai leggendo questo articolo perché hai sospetti sul tuo partner, ascolta bene: questi tratti sono fattori di rischio, non prove. Una persona può essere impulsiva, curiosa e alla ricerca costante di novità senza mai tradire. I comportamenti concreti contano molto di più dei profili psicologici generici.

Eccessiva segretezza improvvisa, cambiamenti inspiegabili nelle abitudini, distacco emotivo che prima non c’era: questi sono segnali molto più affidabili di “ha alti livelli di apertura all’esperienza”.

Se invece stai leggendo per capire meglio te stesso, complimenti. L’autoconsapevolezza è il primo passo verso relazioni più sane e oneste. Riconoscere le proprie vulnerabilità non significa arrendersi ad esse, significa acquisire il potere di gestirle in modo consapevole.

La scelta è sempre nostra

La lezione più importante che emerge da decenni di ricerca psicologica sull’infedeltà è questa: i tratti di personalità creano inclinazioni, non destini. Capire che certi pattern aumentano statisticamente la probabilità di certi comportamenti non elimina la responsabilità personale, ma ci dà strumenti migliori per esercitarla.

Una persona consapevole delle proprie vulnerabilità può scegliere attivamente di costruire salvaguardie, cercare supporto professionale, comunicare apertamente con il partner sui propri bisogni e limiti. Può decidere, momento per momento, di onorare i propri impegni nonostante gli impulsi contrari.

La psicologia moderna ci insegna che non siamo schiavi né dei nostri tratti di personalità né delle nostre esperienze infantili. Possiamo sviluppare strategie compensative, possiamo chiedere aiuto, possiamo creare contesti relazionali che minimizzino le nostre vulnerabilità invece di amplificarle. La ricerca ci mostra che non esiste un tipo di persona condannato a tradire. Esistono vulnerabilità psicologiche che, combinate con contesti relazionali problematici e mancanza di consapevolezza, possono portare a scelte distruttive. Ma esistono anche la consapevolezza, la comunicazione onesta, il lavoro terapeutico su se stessi e la volontà di costruire relazioni basate su autenticità e rispetto reciproco.

La psicologia ci offre mappe per orientarci, non prigioni da cui non possiamo uscire. E questa differenza è tutto. Perché alla fine, che tu abbia alti livelli di impulsività, sensation seeking, attaccamento evitante o qualsiasi altra vulnerabilità psicologica, la scelta di come gestire tutto questo resta sempre, inesorabilmente, nelle tue mani.

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