Perché alcune persone odiano ricevere complimenti, secondo la psicologia?

Ti è mai capitato di fare un complimento sincero a qualcuno e vedere quella persona raggrinzirsi come se avessi detto qualcosa di terribilmente imbarazzante? O magari sei tu quella che quando riceve un elogio vorrebbe sprofondare? Ti dicono “Sei stata bravissima in quella presentazione” e tu pensi immediatamente “Se solo sapessero quanto ho improvvisato, capirebbero che sono una totale impostore”. Ecco, non sei sola. E soprattutto, non sei strana.

Ricevere complimenti dovrebbe essere fantastico, no? Eppure per tantissime persone è una vera tortura. Un numero sorprendentemente alto di individui prova disagio, imbarazzo e persino ansia quando qualcuno dice loro qualcosa di gentile. La psicologia ha parecchio da dire su questo paradosso bizzarro, e quello che emerge è davvero interessante: il modo in cui reagiamo agli elogi dice tantissimo su come ci vediamo veramente.

Il paradosso assurdo del complimento che fa male

Pensa a questa situazione: hai passato settimane a lavorare su un progetto complicato. Il tuo capo ti ferma e ti dice “Ottimo lavoro, sei stata eccezionale”. Invece di sentirti sollevata e fiera, avverti una sensazione stranissima di disagio. Inizi subito a minimizzare: “Ah no, niente di speciale, ho solo fatto quello che dovevo fare”. Oppure cambi discorso velocemente: “In realtà il merito è tutto del team”. O peggio ancora, pensi “Adesso si aspetteranno sempre questo livello da me, non ce la farò mai a mantenerlo”.

Questa reazione non è affatto rara e affonda le radici in meccanismi psicologici piuttosto complessi che si formano spesso durante l’infanzia. Il disagio da complimento non è semplicemente modestia o umiltà: è un segnale vero e proprio di come percepiamo noi stessi e il nostro valore come persone.

La dissonanza cognitiva: quando il cervello rifiuta ciò che non combacia

Uno dei principi psicologici che meglio spiega questo fenomeno strano è la dissonanza cognitiva, teoria di Festinger, proposta dallo psicologo Leon Festinger nel 1957. In sostanza, il nostro cervello cerca disperatamente di mantenere una visione coerente di chi siamo. Funzioniamo un po’ come un sistema di sicurezza interno: se arriva un’informazione che contraddice l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi, il cervello la rifiuta automaticamente per evitare quel disagio psicologico che nasce dalle contraddizioni.

Gli psicologi parlano di un vero e proprio filtro interno: accettiamo solo i complimenti che sono coerenti con la nostra autopercezione. Se dentro di te sei convinta di non essere abbastanza brava, quando qualcuno ti dice il contrario, il tuo cervello suona l’allarme rosso. “Questa informazione non combacia con i dati che ho su di me”, segnala il sistema. E così, invece di sentirti felice, ti senti confusa, imbarazzata o addirittura sospettosa delle intenzioni dell’altro.

È come se avessimo costruito una casa con certe fondamenta e improvvisamente qualcuno ci dicesse che quelle fondamenta sono completamente sbagliate. Invece di essere una bella notizia che ci solleva, diventa destabilizzante. Preferiamo rimanere nella nostra zona di comfort, anche se quella zona è fatta di autosvalutazione e insicurezza.

Le radici nell’infanzia: quando l’affetto era un bersaglio mobile

Ma da dove arriva questa percezione negativa di sé? Gli esperti di psicologia concordano sul fatto che le esperienze infantili giocano un ruolo fondamentale. Bambini cresciuti in ambienti dove l’affetto era condizionato ai risultati o alle prestazioni sviluppano spesso questa difficoltà da adulti.

Pensa a un bambino che riceve abbracci e approvazione solo quando prende bei voti o si comporta in modo perfetto. Quel bambino impara una lezione dolorosa: il suo valore come persona è legato a ciò che fa, non a ciò che è. Impara anche che gli elogi sono inaffidabili o temporanei: oggi sei bravo, domani potresti non esserlo più e perdere tutto quell’amore. Questa incertezza crea un’associazione profonda tra complimenti e ansia da prestazione futura.

Ancora più complesso è il caso di chi ha vissuto esperienze di manipolazione affettiva, dove le parole gentili venivano usate come strumento di controllo o precedevano sempre richieste o critiche. In questi casi, il cervello adulto rimane diffidente per protezione: “L’ultima volta che qualcuno mi ha fatto complimenti, poi ha chiesto qualcosa di pesante in cambio” oppure “I complimenti precedono sempre una critica devastante”.

La bassa autostima: il terreno più fertile del disagio

La bassa autostima è senza dubbio il fattore più significativo in questo meccanismo. Quando non ti senti degna di riconoscimento, ogni complimento diventa quasi una minaccia. Non perché sia intrinsecamente negativo, ma perché crea una serie di paure che si attivano tutte insieme.

La paura di non meritare davvero

“Se solo sapessero come sono veramente, non direbbero mai queste cose”. Questa è la voce della sindrome dell’impostore, Clance e Imes, quel fenomeno psicologico documentato per la prima volta dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes nel 1978, dove persone anche di grande successo dubitano costantemente delle proprie abilità e temono di essere smascherati come fraudolenti.

La paura delle aspettative impossibili

“Se ora pensano che sono brava, si aspetteranno sempre questo livello altissimo da me. E se la prossima volta deludo?” Questo trasforma ogni singolo elogio in una trappola, un nuovo standard impossibile da mantenere che genera solo ansia anticipatoria.

La paura della visibilità

Ricevere un complimento significa essere visti, notati, messi sotto i riflettori. Per chi ha un basso senso di autostima, essere al centro dell’attenzione è terrificante. Molto meglio rimanere nell’ombra dove ci si sente al sicuro e protetti.

Il fattore culturale: la modestia come virtù obbligatoria

Non possiamo proprio ignorare quanto la cultura influenzi pesantemente la nostra capacità di accettare complimenti. In molte società, e in modo particolare per le donne, la modestia è stata storicamente considerata una virtù assolutamente imprescindibile. “Non vantarti”, “Non montarti la testa”, “Le brave ragazze non si danno arie” sono messaggi che tantissime persone hanno interiorizzato fin da piccolissime.

Questo condizionamento sociale crea un conflitto interno potentissimo: da un lato desideriamo il riconoscimento perché è un bisogno umano fondamentale, dall’altro sentiamo che accettare un complimento apertamente ci rende arroganti o presuntuose. Il risultato? Minimizziamo automaticamente, quasi come un riflesso condizionato che scatta senza nemmeno pensarci.

Questo fenomeno, pur avendo una maggiore incidenza nelle donne per ovvie ragioni culturali storiche, è assolutamente trasversale. Anche molti uomini sperimentano profondo disagio con i complimenti, spesso legato a ideali di mascolinità che non prevedono quella vulnerabilità emotiva che accettare un elogio comporta.

Cosa succede realmente nel cervello: la neuroscienza dei complimenti

La ricerca nel campo delle neuroscienze ha rivelato aspetti davvero interessanti su questo fenomeno. Quando riceviamo un complimento, dovrebbe attivarsi il nucleus accumbens, quell’area cerebrale legata al piacere e alla ricompensa. Dovremmo letteralmente sentirci bene a livello chimico, con il rilascio di dopamina che ci fa stare meglio.

Ma nelle persone con bassa autostima o con un passato di traumi relazionali, questo meccanismo sembra incepparsi completamente. Invece di attivare circuiti del piacere, si attivano circuiti legati all’ansia e alla percezione di minaccia, come l’amigdala. Il cervello interpreta il complimento non come una bella ricompensa, ma come un potenziale pericolo da cui difendersi.

I segnali chiari che stai rifiutando i complimenti

Come fai a riconoscere se hai questo problema? Ecco alcuni comportamenti tipicissimi che probabilmente riconoscerai:

Cosa pensi quando ricevi un complimento sincero?
Non è vero…
Sono stato solo fortunato
Grazie! (con panico)
Mi sento osservato
Mi sento davvero visto
  • Minimizzare sistematicamente: “Non è niente”, “È normalissimo”, “Chiunque l’avrebbe fatto” sono le tue risposte completamente automatiche a qualsiasi elogio
  • Contrattaccare immediatamente con un complimento: Non riesci proprio a lasciare che l’attenzione rimanga su di te nemmeno per due secondi, quindi la giri immediatamente verso l’altra persona
  • Negare apertamente: “No, in realtà non è vero”, “Ti sbagli completamente” come se l’altra persona non potesse avere una percezione valida della realtà
  • Spiegare via il complimento: “Sì ma solo perché ho avuto fortuna” oppure “Solo perché mi hanno aiutato tantissimo” eliminando completamente qualsiasi tuo merito personale
  • Sentire ansia fisica: Arrossire violentemente, sentire un’ondata di calore al viso, voler letteralmente scappare via, tensione muscolare improvvisa
  • Sospettare secondi fini: “Cosa vorrà veramente da me?” è il primissimo pensiero che ti attraversa la mente

Ognuno di questi segnali racconta qualcosa di profondo sulla tua relazione complicata con il tuo valore personale. E sì, è molto più profondo di quanto sembri a prima vista.

Le conseguenze nascoste: cosa perdi davvero rifiutando i complimenti

Potresti pensare “E allora? È solo un po’ di imbarazzo momentaneo, passa subito”. Ma rifiutare sistematicamente i complimenti ha conseguenze molto più serie di quanto immagini. Quando qualcuno ti fa un complimento sincero e tu lo rifiuti categoricamente, stai implicitamente dicendo che quella persona ha torto o non sa vedere la realtà. Può essere percepito come un vero insulto alla loro intelligenza o sincerità. Con il tempo, le persone smettono semplicemente di provarci.

Ogni singola volta che rifiuti un complimento, confermi al tuo cervello che non sei assolutamente degna di riconoscimento. È un circolo vizioso terribile che si autoalimenta e peggiora progressivamente. Nel contesto professionale, chi non sa accettare riconoscimento viene spesso percepito come insicuro e poco affidabile. E l’insicurezza percepita può costarti promozioni e opportunità di carriera importanti.

I complimenti sono una forma importante di connessione umana autentica. Rifiutarli significa mettere un muro altissimo tra te e gli altri, privandoti di quella validazione sociale di cui tutti noi esseri umani abbiamo bisogno per stare bene.

Imparare ad accettare: strategie pratiche che funzionano davvero

La buona notizia fantastica è che si può assolutamente cambiare questo schema. Non sarà immediato e richiederà pratica costante, ma è completamente possibile riprogrammare la tua risposta automatica ai complimenti. Quando ricevi un complimento, rispondi solo e soltanto “Grazie” oppure “Grazie, mi fa davvero piacere”. Punto e basta. Resisti con tutte le tue forze all’impulso irresistibile di aggiungere qualsiasi altra cosa. All’inizio ti sembrerà artificiale e strano, ma con il tempo diventerà naturale.

Prima di rispondere automaticamente con la tua solita minimizzazione, fermati per tre secondi completi. Respira profondamente. In quegli attimi preziosi, osserva semplicemente cosa sta succedendo nel tuo corpo. Stai sentendo ansia? Imbarazzo? Paura? Riconoscere l’emozione specifica ti dà un piccolo ma prezioso margine di scelta invece di reagire completamente in automatico.

Quando ricevi un elogio e la tua mente inizia immediatamente a smontarlo pezzo per pezzo, prova a chiederti “E se questa persona avesse completamente ragione? Come sarebbe la mia vita se accettassi che potrebbe essere vero?” Non devi crederci al cento per cento immediatamente, ma semplicemente aprire una piccola possibilità.

Scrivi fisicamente ogni singolo complimento che ricevi, anche quelli che ti sembrano piccoli e insignificanti. Rileggili regolarmente quando ti senti particolarmente insicura. Vedere una lista concreta e tangibile di cose positive che le persone notano di te può davvero iniziare a smuovere quella percezione negativa radicata. Se il disagio è davvero profondo e invalidante nella tua vita quotidiana, considera seriamente un percorso terapeutico. Esplorare le radici infantili di questo schema comportamentale con un professionista qualificato può fare la differenza enorme tra continuare a soffrire e liberarsene definitivamente.

Quando il complimento è davvero problematico

Una precisazione importante e doverosa: non tutti i complimenti meritano di essere accettati acriticamente senza pensarci. Esistono contesti specifici in cui il disagio che provi è completamente legittimo e appropriato. Complimenti che ti oggettivano, che sono palesemente condiscendenti, che invadono i tuoi confini personali o che mascherano richieste implicite poco chiare vanno riconosciuti per quello che sono: manipolazione bella e buona, non affetto genuino.

La differenza fondamentale sta nell’intento reale e nel contesto specifico. Un conto è provare disagio automatico per ogni singolo complimento sincero che ricevi, un altro completamente diverso è sentire che qualcosa di specifico non quadra in un particolare elogio. Fidati assolutamente del tuo istinto quando ti dice che qualcosa è “strano” o “fuori posto” in un complimento specifico.

Il viaggio verso l’accettazione: non è vanità, è salute mentale

Accettare i complimenti non ti rende per niente arrogante, presuntuosa o piena di te. Ti rende semplicemente umana. Ti permette di ricevere quella validazione esterna che è parte assolutamente integrante della nostra natura sociale come esseri umani. Non siamo fatti per vivere isolati e senza feedback positivi dagli altri.

Imparare ad accogliere davvero le parole gentili degli altri è un vero atto di coraggio e di apertura verso il mondo. È riconoscere apertamente che la tua percezione di te stessa potrebbe essere stata distorta pesantemente da esperienze passate dolorose e che forse, solo forse, le persone che ti stimano vedono qualcosa di autentico e vero che tu ancora non riesci minimamente a vedere in te stessa.

Non significa assolutamente diventare dipendenti dall’approvazione altrui in modo malsano, ma semplicemente permettere che le interazioni positive ti nutrano invece di respingerle costantemente. È la differenza enorme tra avere una porta sempre sbarrata e chiusa a doppia mandata e imparare a lasciarla socchiusa quando bussa qualcuno di veramente fidato.

Il modo in cui rispondi ai complimenti è uno specchio sorprendentemente accurato di come ti senti rispetto a te stessa. Se li accogli con gratitudine naturale, probabilmente hai un rapporto relativamente sano con il tuo valore personale. Se li respingi sistematicamente con disagio, probabilmente c’è ancora del lavoro importante da fare su come ti percepisci. E qui sta la notizia davvero buona: questo specchio non mostra affatto chi sei realmente, ma solo chi credi di essere in questo preciso momento della tua vita. E le credenze si possono cambiare. Non facilmente, non velocemente, ma si possono assolutamente cambiare. Un “grazie” sincero alla volta, un piccolo passo dopo l’altro.

La prossima volta che qualcuno ti fa un complimento, invece di scappare mentalmente o minimizzare automaticamente, prova semplicemente a fermarti per un attimo. Respira profondamente. Guarda quella persona direttamente negli occhi e lascia che quelle parole gentili entrino davvero, anche solo per un secondo. Potrebbe essere l’inizio sorprendente di una relazione completamente nuova e più sana con te stessa. E fidati, ne vale assolutamente la pena.

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